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Prognosfruit: previsioni del raccolto di mele

Foto Credits by Franziska Gilli

ipoma Numero 04 presenta

Facciamo previsioni, ma non siamo indovini

Ogni anno Prognosfruit segna l’inizio della nuova stagione, sia per il settore agricolo, sia per il settore della commercializzazione e del commercio. Ursula Schockemöhle spiega cosa si cela dietro la più importante previsione europea del raccolto di mele e pere, e come i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori e gli effetti del cambiamento climatico possano mettere alla prova l’affidabilità delle previsioni.

Ursula Schockemühle

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Prognosfruit

Ursula Schockemöhle è la responsabile delle previsioni sui raccolti di Prognosfruit.

Ursula Schockemühle

Prognosfruit
Ursula Schockemühle

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Prognosfruit

Le situazioni di mercato non si ripetono mai identiche. Persino in presenza di condizioni generali simili, ogni stagione può avere un’evoluzione completamente differente

Ursula Schockemühle

Prognosfruit
Signora Schockemöhle, Prognosfruit festeggia quest’anno i cinquant’anni di attività. Cosa è cambiato nell’elaborazione delle previsioni sui raccolti?

La cosa interessante è che fino a oggi i criteri di base delle previsioni sono cambiati poco. Molte stime si fondano tuttora sul numero e sulla dimensione dei frutti sugli alberi, oltre che sulle valutazioni di consulenti e produttori esperti. Sperimentiamo nuove tecnologie, ma i metodi classici non sono ancora stati del tutto abbandonati.

Vedo invece un cambiamento più ampio nel raggio d’azione di Prognosfruit. Oggi le previsioni sono disponibili praticamente per tutte le aree di coltivazione dell’UE. A queste si aggiungono i dati provenienti da altre regioni di peso dell’emisfero settentrionale come gli USA, la Turchia o la Cina.



Perché i dati di Prognosfruit sono importanti per l’agricoltura, il marketing e il commercio?

I nostri dati consentono di adeguarsi in anticipo all’andamento dei mercati, valutando le relative decisioni da prendere. Ogni stagione ha condizioni specifiche. Ci sono ancora scorte consistenti dal raccolto precedente? O molti prodotti d’oltremare nei magazzini dei porti? Quale sarà il volume del nuovo raccolto in Europa e come si evolverà il contesto economico? 

Allo stesso tempo è importante sottolineare che noi di Prognosfruit non siamo indovini. I dati indicano una tendenza, ma non il risultato finale. Gli eventi atmosferici, la qualità del prodotto raccolto o le variazioni della domanda influiscono sull’andamento di ogni stagione.


Quale indicatore, secondo lei, viene sottovalutato più spesso nel settore?

Credo che oggi non sia tanto un singolo indicatore a essere sottovalutato, quanto il fatto che non tutto sia prevedibile. Gli operatori del mercato ormai hanno un quadro molto completo dell’andamento del mercato. Ciononostante, c’è un fattore che continua a rimanere particolarmente difficile da prevedere ed è il comportamento dei consumatori. Lo si è visto chiaramente nella stagione scorsa. Sebbene in tutta Europa ci fosse una quantità sufficiente di prodotto e, nonostante l’aumento dei costi di produzione, in molti mercati i prezzi al consumo fossero addirittura inferiori a quelli dell’anno scorso, la domanda è rimasta al di sotto delle aspettative.

Per questo nelle mie analisi di mercato non considero solo la quantità dei raccolti o delle scorte. Alla fine, la vera domanda è sempre la stessa: come reagiscono i consumatori? Ma per trovare questa risposta non esiste una formula.

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Un anno e mezzo fa lei ha rilevato da Helwig Schwartau l’incarico di redigere i rapporti e di analizzare i dati in Prognosfruit. Era un compito del tutto nuovo?

Ho lavorato per molti anni a stretto contatto con Helwig Schwartau e ogni anno, da giugno in poi, Prognosfruit era il tema principale. Abbiamo organizzato innumerevoli incontri con produttori e marketer, analizzato trend di mercato e di consumo e registrato l’evoluzione di nuove varietà, i nuovi concept di packaging, la nascita del mercato bio, oltre all’impatto della politica e dell’economia. L’aspetto più interessante è che le situazioni di mercato non si ripetono mai identiche. Persino in presenza di condizioni generali simili, ogni stagione può avere un’evoluzione completamente differente. È proprio il cercare di comprendere e valutare queste correlazioni a rendere così stimolante questo lavoro. Per me l’aspetto nuovo consiste nel presentare da sola i risultati e le stime a tutto il settore. In questo contesto, Helwig Schwartau per me è stato una guida preziosa.



Quali effetti ha il riscaldamento globale sull’affidabilità delle previsioni di raccolto?

Dal mio punto di vista, il cambiamento climatico rende le previsioni sul raccolto decisamente più impegnative. Assistiamo più spesso a eventi atmosferici estremi, maggiori oscillazioni nelle precipitazioni e nelle temperature e condizioni meteorologiche sempre più complesse. Ne possono derivare effetti a breve termine su rese e qualità del prodotto. Inoltre le condizioni meteo non influiscono solo sull’entità dei raccolti, ma anche sui periodi della fioritura e del raccolto.

I dati satellitari, il telerilevamento, l’intelligenza artificiale e i dati meteorologici in tempo reale possono darci una mano a riconoscere in anticipo gli sviluppi e a migliorare ulteriormente le previsioni. Non elimineranno ogni incertezza, ma contribuiranno alla formulazione di valutazioni fondate anche in presenza di condizioni climatiche sempre più difficili.


Quali fattori influiranno di più sul settore delle mele in Europa nei prossimi dieci anni?

Soprattutto il cambiamento climatico, requisiti di sostenibilità più rigidi, la disponibilità di mezzi per la difesa delle colture e il cambiamento dei comportamenti di consumo. In parallelo avranno sempre più importanza la digitalizzazione e le nuove tecnologie, che favoriranno previsioni più precise sui raccolti e metodi di produzione più efficienti. La sfida più grande sarà quella di armonizzare competitività, sostenibilità e desideri dei consumatori, perché produrre la mela migliore serve a poco se non la acquista nessuno. La Gen Z è una generazione di acquirenti che consuma in modo differente e ha nuove aspettative verso i prodotti, i marchi e la comunicazione.



Testo: Daniela Kahler

Foto: Franziska Gilli

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