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Parassiti invasivi: gli antagonisti naturali in azione

ipoma Numero 04 presenta

Per le cimici è finita!

Alcuni insetti dannosi come la cimice marmorata dell’Asia orientale sono in grado di distruggere interi raccolti. I ricercatori del Centro di Sperimentazione Laimburg spiegano come si contrastano le specie invasive con i loro antagonisti naturali. 

Martina Falagiarda

Martina Falagiarda

Centro di Sperimentazione Laimburg

Alla fine si torna sempre a una situazione di equilibrio.

Foto Credits: Ivo Corrà

Martina Falagiarda

Centro di Sperimentazione Laimburg
Martina Falagiarda

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Centro di Sperimentazione Laimburg

La vespa samurai si concentra sulle uova deposte dall’organismo bersaglio

Martina Falagiarda

Centro di Sperimentazione Laimburg
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Anche in natura ci sono i cattivi. Ma gli ecosistemi funzionano secondo princìpi diversi da quelli delle società umane. In natura tutto fa parte del gioco: ingannare, rubare, uccidere. Vanno contro la legge solo quelle specie che si diffondono in maniera incontrastata perché prive di nemici naturali, minacciando di conseguenza altre specie. Anche in agricoltura le specie invasive creano danni considerevoli ai raccolti.

Un caso di questo tipo è la cimice marmorata, o Halyomorpha halys. Trasportata da navi e container, dall’Asia orientale si è diffusa dapprima in America e, negli anni Duemila, è arrivata anche in Europa. Con il suo stiletto succhia i liquidi cellulari dei tessuti vegetali di mele, pere, pesche e uva, lasciando sui frutti macchie e deformazioni tipiche. Questa nuova specie di cimice delle piante è divenuta presto per i coltivatori un vero killer dei raccolti.


Nel 2016 sono stati avvistati i primi esemplari anche in Alto Adige e, solo tre anni più tardi, nei frutteti già il 20% dei danni ai raccolti nel biologico e il 10% nella melicoltura integrata erano imputabili al nuovo parassita.

La lotta alle specie invasive polifaghe come la cimice marmorata è una vera sfida. Le reti di protezione dagli insetti e gli insetticidi spesso non sono sufficienti quando la densità delle popolazioni è elevata. Questo tipo di lotta ai parassiti non è una soluzione a lungo termine, perché non determina una riduzione duratura delle popolazioni del parassita.

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Un team di ricerca del Centro di Sperimentazione Laimburg ha dunque deciso di percorrere una strada differente. Tra il 2020 e il 2023, in oltre 50 siti, i ricercatori hanno liberato esemplari di vespa samurai, l’antagonista naturale della cimice marmorata.


“Il nostro obiettivo era ripristinare l’equilibrio naturale introducendo insetti utili esotici”, spiega l’entomologa Martina Falagiarda, responsabile del progetto. L’esperimento ha avuto successo: la popolazione della cimice marmorata è ormai sotto controllo e causa solo l’1% circa dei danni ai meleti: un caso esemplare di lotta biologica ai parassiti.

Come antagonisti naturali si possono utilizzare sia predatori sia parassitoidi. La vespa samurai (Trissolcus japonicus), una vespa parassitoide originaria dell’Asia, appartiene proprio alla seconda categoria: con le sue dimensioni ridotte, appena uno o due millimetri, non può certo attaccare una cimice marmorata adulta, che raggiunge circa 17 millimetri di lunghezza. Però parassita le ovature della cimice, che di solito si trovano attaccate alle pagine inferiori delle foglie e sono composte da gruppi di ventotto uova. 

Con le sue antenne, la vespa samurai picchietta inizialmente le uova a una a una per saggiarne la qualità. Successivamente, con il suo ovopositore inserisce le proprie uova nell’uovo ospite. In questo modo la prole della cimice viene uccisa. Talvolta la vespa samurai sorveglia per giorni interi l’ovatura che ha conquistato, per assicurarsi che nessun altro insetto vi deponga le proprie uova.

Dopo due settimane arriva il momento decisivo. Dalle uova emergono non giovani cimici, ma vespe samurai. Questo ha un effetto diretto sulla popolazione della cimice marmorata, come dimostra la ricerca del Centro di Sperimentazione Laimburg.

Da maggio a ottobre Martina Falagiarda e il suo team percorrono i campi dell’Alto Adige per prelevare le ovature di varie specie di cimici e monitorarle. Nel 2023, anno dell’ultima liberazione di vespe, i ricercatori hanno raccolto quasi 340 ovature, corrispondenti in totale a circa 8.750 uova di cimice marmorata, e le hanno analizzate in laboratorio.

I risultati sono incoraggianti: il tasso di parassitismo della vespa samurai è risultato elevato, raggiungendo in media il 33% e, in alcuni siti, persino il 70%. Allo stesso tempo il tasso di schiusa delle uova della cimice marmorata è diminuito drasticamente, dal 50% nel 2020 al 15% circa negli anni 2024 e 2025. Accanto alla vespa samurai, nel parassitismo un ruolo lo ha anche una specie locale di vespa parassitoide, seppure con un tasso molto inferiore, pari al 10%.

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L’impiego di insetti utili può essere un metodo molto efficace per la difesa delle piante; per questo motivo attualmente viene testato anche contro altri organismi dannosi. Presso il Centro di Sperimentazione Laimburg è in corso un progetto contro la Drosophila suzukii, che causa danni enormi soprattutto nelle drupacee e nei piccoli frutti. Anche in questo caso, come antagonista viene utilizzata una specie asiatica di vespa parassitoide.

Tuttavia, la liberazione di specie esotiche di insetti utili presenta anche dei rischi. In Italia questo metodo di protezione delle piante è stato autorizzato solo dal 2020 e unicamente nel rispetto di parametri molto rigorosi. Il lavoro dei ricercatori è pertanto vincolato a seguire un protocollo nazionale. Il rilascio di ulteriori esemplari di vespa samurai era subordinato, per esempio, all’approvazione annuale da parte del Ministero dell’Ambiente.

Una questione è fondamentale: che effetto ha la presenza delle vespe samurai sulle specie di cimici autoctone? Talvolta gli insetti utili esotici possono diffondersi a scapito della biodiversità locale e diventare nel tempo essi stessi una specie invasiva. 

Un esempio di questo tipo è la coccinella asiatica. Dato che si nutre di grandi quantità di afidi, alla fine del XX secolo è stata introdotta in Europa per la lotta biologica ai parassiti. Oggi la coccinella asiatica ha una diffusione massiccia in varie parti della Germania e si sospetta che stia soppiantando vari insetti autoctoni. Non solo: sta creando problemi anche nella viticoltura, perché se finisce nel mosto durante la lavorazione delle uve rende il vino imbevibile.

Nel caso della vespa samurai, i ricercatori di Laimburg hanno escluso qualsiasi motivo di allarme. “Le nostre analisi mostrano che la vespa samurai si concentra sulle uova deposte dall’organismo bersaglio, parassitando solo in casi rari le cimici autoctone”, afferma Falagiarda. In questo caso gli entomologi parlano di un antagonista specifico dell’ospite: il parassita attacca in modo mirato l’insetto dannoso e non costituisce un pericolo per le altre specie.

Anche se dal 2023 non sono più state introdotte nuove vespe samurai, Martina Falagiarda e il suo team continuano a monitorare attentamente la situazione, almeno fino al 2028. “Siamo sulla strada giusta”, riassume così i risultati ottenuti finora. La vespa samurai è riuscita a sopravvivere all’inverno e si è insediata stabilmente in numerosi territori.

Nel suo lavoro Martina Falagiarda è affascinata soprattutto dalla possibilità di osservare i processi della natura, fragili e al tempo stesso straordinariamente resilienti. “Alla fine si torna sempre a una situazione di equilibrio. Prima o poi la natura risolve il problema da sola”, osserva. Nel mondo della ricerca sono noti numerosi casi in cui l’antagonista naturale ha agito spontaneamente finendo per contenere l’insetto invasivo. Anche nel caso della cimice marmorata prima o poi questo sarebbe accaduto e dunque i ricercatori hanno solo accelerato un processo naturale.

Testo: Teseo La Marca

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