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19/06/2017

Uno sguardo al congresso Interpoma 2016

Innovazione, comportamento del consumatore, novità nel campo di scienza, tecnica e ricerca: oltre venti relatori di calibro internazionale si sono confrontati sull’attualità del settore melicolo nella tre giornate di Bolzano

Tre giorni densi di contenuti e di spunti di riflessione, il congresso internazionale “La Mela nel Mondo” - tradizionale appuntamento di Interpoma coordinato dall’esperto Kurt Werth – si è svolto dal 24 al 26 novembre a Fiera Bolzano attirando numerosi operatori professionali interessati a conoscere cosa si sta muovendo nel settore melicolo e quali saranno le prospettive future. Sul tavolo dei relatori si sono alternati oltre venti speaker di calibro internazionale, che hanno fornito il loro punto di vista sul mercato, il consumatore e le novità in termini di scienza, ricerca e tecnica.

Prima giornata, “Il mercato delle mele in fase di transizione”
Presieduta da Gerhard Dichgans, Direttore del Consorzio VOG, la prima giornata è stata dedicata al mercato delle mele. Arnold Schuler, Assessore Agricoltura della Provincia di Bolzano, ha introdotto il tema del cambiamento nelle tecniche di produzione e nell'organizzazione del mercato: innovazione e know-how, di cui l'Alto Adige è precursore ed esempio per il resto del mondo, sono le leve fondamentali per affrontarlo. Herbert Dorfmann, rappresentante del Parlamento Europeo, ha parlato del futuro della Politica Agraria Europea, che prevederà migliorie al sistema assicurativo e incentivi per facilitare i raggruppamenti in consorzi di tutela. Uno spazio di rilievo è stato dato alla frutticultura altoatesina, con la relazione di Siegfried Rinner dell'Unione Agricoltori e Coltivatori diretti altoatesini: "La melicoltura in Alto Adige rappresenta il 55% della ricchezza agricola del territorio, il 67% delle aziende possiede tra i 2 e i 10 ettari di suolo coltivabile e la resa per ettaro è aumentata del 63% negli ultimi venti anni, raggiungendo i limiti massimi di produttività. Attorno alla mela altoatesina ruotano molti altri soggetti oltre ai produttori" - prosegue Rinner "le organizzazioni di produttori, i consorzi assicurativi, i vivaisti, i centri sperimentali e di ricerca, la Fiera: un sistema fatto da tanti piccoli ma importanti pianeti. Soggetti che lavorano gli uni con gli altri e non contro. È un fenomeno unico in tutto il mondo."
Joan Bonany, ingegnere agricolo e direttore IRTA (Institut de Recerca i Tecnologia Agroalimentaries), ha trattato il tema dell'intensificazione e della sostenibilità nella melicoltura, ossia come produrre di più con meno risorse o con risorse migliori. In questo senso ritiene che la tecnologia viene in aiuto nel minimizzare l’impatto sull'ambiente, ad esempio attraverso tecniche per l'intercettazione della luce o per la raccolta robotica. Conclude la prima giornata di interventi Helwig Schwartau di AMI con un'analisi demografica sui dati di consumo delle mele in Europa e nel mondo: "Viviamo in un'era in cui il consumatore ricerca sempre più la qualità, il gusto e la garanzia ed è disposto a riconoscere a questi elementi di distintività un prezzo maggiore."

Seconda giornata, “La parola al consumatore”
Nella seconda giornata, presieduta da Michael Oberhuber, direttore del Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg, il tema al centro delle relazioni è stato il consumatore, i nuovi trend di comportamento e l'importanza degli attributi sensoriali nella decisione di acquisto.
Valerie Lengard Almli di Nofima ha illustrato l'importanza dei driver sensoriali (aspetto, consistenza, fragranza, gusto e odore) nella definizione di una preferenza, e la correlazione tra queste caratteristiche e quelle sociodemografiche dei consumatori. "La cultura, lo stile di vita o la precedente esperienza di consumo influenzano la percezione del consumatore” – afferma –“Non solo gli elementi intrinseci del prodotto sono quindi importanti in una decisione di acquisto".
Alessandra Castellini, Professoressa presso il Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Bologna, ha proseguito presentando un recente progetto di ricerca svolto su un campione di 301 consumatori di mele e volto a conoscerne le abitudini di acquisto e le variabili che determinano un incremento della WTP (Willingness To Pay), ossia la disponibilità del consumatore a riconoscere un prezzo maggiore in cambio di una determinata caratteristica percepita. Dalla ricerca, condotta in cinque store di Bologna, città del Nord Italia, è emerso che i consumatori spesso acquistano la mela perchè le attribuiscono un potere salutistico e preferiscono il prodotto locale, aumentando sensibilmente la WTP".  A seguire la relazione di Roger Harker di Plant&Food Research sul rapporto tra la genetica, l'etnia e la percezione dei consumatori: "E' interessante come un prodotto si relazioni con le varie culture del mondo e come le persone si relazionino al cibo, quali siano i fattori emotivi che portano alla scelta di un prodotto e gli attributi che influenzano l'acquisto e il 'riacquisto'”. Ronan Symoneaux, ingegnere del Dipartimento di Scienze e Tecniche di Alimenti e Biorisorse di Angers, ha presentato uno studio condotto in Francia per la determinazione dei fattori guida delle preferenze rispetto a materie prime, fattori demografici e processi produttivi. L'esito di questo studio ha portato alla potenzialità di una maggiore disponibilità all'acquisto in seguito a una migliore comunicazione sulle caratteristiche sensoriali della mela: croccantezza, succosità, maturità, dolcezza e fragranza.
Una novità interessante arriva dal Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg. Lidia Lozano e Michael Oberhuber, direttore del Centro, hanno portato alcuni risultati delle analisi qualitative e strumentali effettuate in laboratorio su più di 200 varietà di mele. "Ci sono moltissime varietà: nell'aspetto e nel nome alcune possono anche assomigliarsi - spiega Lidia Lozano - nelle caratteristiche intrinseche che connotano la croccantezza, l'acidità, o l'astringenza, invece, queste varietà si presentano molto diverse, addirittura opposte. La scelta diventa quindi difficile per un consumatore medio. Grazie all'analisi qualitativa sappiamo che ogni varietà ha una diversa finestra di mercato. Il compromesso è quindi quello di trovare un gruppo di mele che rispondono meglio alle caratteristiche di più persone."
"L'analisi strumentale sulle varietà con tecnologie avanzate come il DNA Finger Printing ci ha permesso di clusterizzare le varietà in base al profilo chimico di ciascuna - aggiunge Oberhuber - abbiamo lanciato la piattaforma Pomosano per indirizzare i produttori grazie a un notevole database con dati agronomici, chimici e sensoriali, identificati secondo principi genetici e sulla base delle caratteristiche territoriali locali."

La seconda giornata si è conclusa con l'intervento di Klaus Glasser, CEO di Vog Products, il quale si è detto ottimista rispetto al futuro dei prodotti a base di mele. Superfresco, sostenibilità e certificazioni: queste sono le caratteristiche che il nuovo consumatore chiede e il gusto diventa sempre più centrale. "I millennials sono informati. Sono curiosi e vogliono sperimentare cose nuove. Sono salutisti, rifuggono il tradizionale e ricercano la qualità pagandola anche di più. Convenience food, smoothies e monoconfezione. Il valore aggiunto è molto più alto per questi prodotti e qui la mela ha un nuovo mercato tutto da scoprire".

Terza giornata, “Novità dalla scienza, ricerca e tecnica”
La terza giornata, presieduta dal Prof. Massimo Tagliavini della Libera Università di Bolzano, ha toccato i temi delle novità nel campo di scienza, ricerca e tecnica nel settore melicolo.
Il dott. Dieter Bologna, Consorzio Vivaisti Frutticoltori Altoatesini – cooperativa KSB, ha iniziato l’ultima giornata soffermandosi sui numeri della produzione di materiale vegetativo dal 1981 (anno di formazione del Consorzio), ad oggi, ponendo l’accento sugli importanti cambiamenti avvenuti. Produzione regolarmente in crescita, è però cambiata la composizione del mercato: oggi si rileva una forte concentrazione, più del 60% delle piante è prodotta da poche grandi aziende. Anche l’assortimento varietale è andato privilegiando la coltivazione di varietà cosiddette “instabili”, come la Gala e le sue declinazioni, maggiormente apprezzate dai consumatori. Per i vivaisti altoatesini diventa fondamentale la corretta previsione della domanda, dati il lungo periodo di giacenza delle piante in vivaio (2/3 anni) e l’ampiezza delle varietà disponibili. “L’Alto Adige è famoso per l’elevato livello di qualità basato sul know how dei singoli vivaisti, che garantisce un ottimo prodotto di partenza per i frutticoltori della zona” conclude Bologna.
Josef Österreicher e Jürgen Christanell – Centro di Consulenza per la frutti-viticoltura dell‘Alto Adige – intervengono sui diversi sistemi di potatura e tipi di allevamento del melo.
L’obiettivo primario è quello di ottenere rese elevate, costanti e di buona qualità. Ciò è possibile attraverso l’analisi attenta delle condizioni climatiche e geologiche del territorio di impianto. E’ importante l’intercettazione luminosa e la tipologia di potatura messa in atto: la principale tendenza è quella di snellire le figure degli alberi così da aumentare lo sfruttamento della luce solare sulla parete fruttifera e evitare il problema di dominanza apicale, comportando vantaggi anche per la raccolta automatizzata. “La morfologia degli impianti è molto importante in Alto Adige, poiché rende possibile lo sfruttamento del limitato spazio a disposizione” afferma Christanell. Strettamente legato a questa tematica è l’intervento di Robert Wiedmer, il quale introduce il tema della gestione dell’irrigazione degli impianti melicoli altoatesini. In Alto Adige la gestione dell’irrigazione non è riservata solo ai periodi estivi di siccità, ma ricopre grande importanza anche in primavera come antigelo per salvaguardare le gemme. L’intervento dell’uomo di rivela dunque basilare anche per evitare un’irrigazione eccessiva, che causerebbe una resa troppo elevata, a discapito della qualità delle mele, una potenziale proliferazione di patogeni e una diluizione delle sostanze nutritive del sottosuolo. A supporto di ciò è disponibile per i frutticoltori la piattaforma MONALISA.
La seconda parte della mattinata ha aperto il sipario sulle innovazioni tecnologiche su cui il Centro per la Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg sta lavorando per migliorare la qualità della produzione altoatesina. Nel primo intervento Jennifer Brenner presenta EUFRUIT, la piattaforma elaborata e implementata dal centro al fine di connettere la conoscenza derivante dal lavoro pratico sul campo a quello teorico degli studi di laboratorio per convogliare le informazioni e renderle fruibili per la condivisione. All’interno dei progetti nati per aumentare la collaborazione fra ricerca e impresa, il Dott. Angelo Zanella, prosegue approfondendo la presentazione di MONALISA, progetto in collaborazione con EURAC e UniBZ, incentrato sul monitoraggio ambientale della zona altoatesina. La raccolta di dati fisici dell’ecosistema è resa possibile dalle stazioni di misurazione e sonde posizionate nei singoli frutteti con l’obiettivo di creare un sistema capace di fornire ai frutticoltori informazioni previsionali.
Infine, il tema dell’innovazione tecnologica dei macchinari impiegati in frutticultura conclude il congresso. L’intervento di Michael Stauder di IDM-Suedtirol propone uno sguardo sulla tendenza legata alla connettività, il coordinamento intelligente delle attività uomo-uomo, uomo-macchina, macchina-macchina. Grazie alla sempre maggiore sensibilità per la neo-ecologia dimostrata da produttori e consumatori e dalla globalizzazione delle tecniche tradizionali di coltivazione, l’innovazione riveste un ruolo di importanza crescente. Secondo Stauder “il futuro dell’agricoltura, altoatesina e non solo, risiede in fattori quali la diffusione di motori elettrici e vernici eco sostenibili, maggior utilizzo di meccatronica e digitalizzazione dei macchinari, impiego di macchinari a pilotaggio automatico”.