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La quinta edizione della Fiera internazionale Interpoma avrà luogo tra un anno: dal 9 all’11 novembre 2006 nel quartiere fieristico di Bolzano non si parlerà che di produzione, conservazione e commercializzazione della mela. Lo scorso anno ben 8.119 operatori provenienti da tutto il mondo varcarono gli ingressi della Fiera, mentre 790 esperti giunti da ogni parte del globo parteciparono al convegno „La mela nel mondo“, fiore all‘occhiello di Interpoma. L‘evento, considerato dagli addetti ai lavori un appuntamento da non perdere, verrà organizzato anche nel 2006 da Fiera Bolzano, dall‘Assessorato all‘agricoltura della Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Federazione Ortofrutticola della Provincia di Bolzano.
Da tempo curiamo l‘organizzazione del congresso internazionale che si terrà il prossimo anno“ informa il dott. Reinhold Marsoner, Direttore della società fieristica bolzanina. „Relatori di spicco relazioneranno su vari temi inerenti lo sviluppo della coltivazione delle pomacee“.
In attesa di Interpoma 2006, recentemente in Fiera ha avuto luogo un convegno dedicato alla mela, organizzato dalla rivista specializzata „Frutticoltura“ in collaborazione con Fiera Bolzano SpA. Vi hanno partecipato un centinaio di operatori a cui numerosi relatori hanno illustrato temi inerenti la produzione e la certificazione delle mele.
La Polonia rappresenta la zona di coltivazione più vasta d‘Europa e vanta una produzione di 2,20 milioni di tonnellate di mele. Segue l‘Italia che, come ha dichiarato Luciano Trentini, Presidente delle Regioni ortofrutticole europee, quest'anno ha prodotto 2,14 milioni di tonnellate. Nonostante gli esperti definiscano questa cifra un dato lusinghiero, il nostro Paese, che detiene il 3,4% della produzione mondiale di pomacee, non regge il confronto schiacciato dai colossi del globo. Luciano Trentini ha poi illustrato vari dati dai quali è risultato evidente che in nessuno altro Paese al mondo i costi di produzione sono tanto elevati quanto in Italia.
Lo scorso anno sono state importate 88.698 tonnellate di mele principalmente da Cile, Argentina e Brasile ma pure dalla Cina che detiene il 34,5% della produzione mondiale e che ha esportato anche in Olanda e in Germania. Nella sua relazione Luciano Trentini ha evidenziato che sia la Cina sia l‘India sarebbero mercati molto interessanti per l‘Italia e invece rappresentano ostacoli praticamente insormontabili a causa delle disposizioni fortemente restrittive che vigono nei settori sanitario e fitosanitario di quei Paesi.
La qualità del raccolto italiano 2005 è buona, ha detto Alessandro Dalpiaz, Direttore di Assomela, ma vi è forte preoccupazione sia per il calo del consumo sia per l‘aumento delle importazioni dei frutti dall‘estero.
Inoltre, le continue, pressanti richieste alle aziende frutticoltrici di farsi certificare costituiscono, per i produttori, un ulteriore peso anche se qualcuno vede in questo un‘opportunità da cogliere per distinguersi.
Nel corso dei lavori Giampiero Reggidori, Responsabile della Apo Conerpo, ha illustrato le iniziative obbligatorie e volontarie in materia di certificazioni.
Paolo Giorgetti, funzionario presso il Ministero delle politiche agricole, ha spiegato cosa prevedono i disciplinari per la certificazione nazionale in frutticoltura, Danila Bragantini, Presidente di Asserver, ha illustrato come la certificazione possa sostenere l‘export della frutta italiana.
Nel corso del convegno si è parlato anche di certificazione nella melicoltura biologica, di certificazione Eurep Gap per le aziende frutticole, nonché di certificazione nel vivaismo frutticolo.
Gli atti del congresso appaiono alla pagina www.fierabolzano.it/agrialp2005/appuntamenti-i.htm
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