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Per il raccolto il 2005 è un anno di successo
L’Alto Adige, con i suoi 18.000 ettari di superficie coltivata, è l’area melicola chiusa più vasta d’Europa e per quel che concerne il patrimonio delle conoscenze tecniche figura tra i Paesi produttori di mele più importanti al mondo. Non a caso, dunque, il quartiere fieristico di Bolzano ospita “Interpoma”, l’unica fiera al mondo dedicata alla mela. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere sull’andamento della stagione con Walther Waldner, Direttore del Centro di consulenza per la frutticoltura della Provincia Autonoma di Bolzano, cui fanno capo oltre 5000 produttori altoatesini di mele e vino.
Signor Waldner, come giudica la qualità delle mele di quest’anno?
Walther Waldner: Quest’anno la qualità delle mele è ottima poiché la stagione è stata molto, molto favorevole. Ad eccezione di alcune qualità – Gala e Braeburn - il calibro delle mele è buono e la colorazione è eccezionale. Nel corso della stagione non è mai stato troppo caldo e nonostante il clima fosse spesso secco, molte aziende hanno risolto il problema della siccità con l’irrigazione artificiale. Non abbiamo registrato danni provocati dalla grandine, da malattie o da parassiti.
Quali sono, a Suo avviso, le caratteristiche dell’anno di coltivazione 2005?
Walther Waldner: Sicuramente le gelate dell’inverno passato che in alcune delle nostre vallate hanno provocato danni ingenti, il periodo di fioritura molto prolungato che ha impedito il diradamento ed infine la siccità che quest’estate è stata fonte di grande preoccupazione.
Direttore, quest’anno la percentuale di reimpianto è scesa sotto il 4%. Per una zona di coltivazione come l’Alto Adige, è sufficiente?
Walther Waldner: No, il dato è piuttosto preoccupante. Dovremmo cercare di tornare ad una percentuale più alta.
Quale?
Walther Waldner: Almeno al 4%, meglio al 5%.
A cosa è dovuta questa percentuale tanto bassa?
Walther Waldner: Probabilmente all’attesa di una nuova varietà. In pianura non si sa cosa piantare. Sarebbe sbagliato, comunque, aspettare l’arrivo di una nuova stella; ci sono alcune vecchie colture di Gala e Braeburn che, per quanto concerne il colore, non danno più frutti soddisfacenti e che andrebbero rinnovate.
Signor Waldner, gli scopazzi del melo - una malattia del fitoplasma - preoccupano non poco i produttori di pomacee.
Walther Waldner: I nostri collaboratori conoscono molto bene il caso e hanno notato che, per la prima volta, quest’anno sono state colpite dalla malattia coltivazioni che hanno appena due anni. Le percentuali che abbiamo rilevato sono decisamente preoccupanti e per questo abbiamo chiesto ai colleghi del Centro di sperimentazione di Laimburg di intensificare le ricerche in questo campo.
Per quel che riguarda la lotta antiparassitaria, come è andata la stagione?
Walther Waldner: Nessun problema per quanto concerne parassiti e malattie classici, ma c’è una malattia che desta in noi vive preoccupazioni: l’alternaria.
Direttore quali sono, a Suo avviso, le sfide che dovrà affrontare, in futuro, chi coltiva pomacee?
Walther Waldner: I prezzi non aumenteranno e dunque occorrerà diminuire i costi. Sarà necessario trovare nuove forme di sinergia estese anche ad un utilizzo più efficiente ed intensivo dei macchinari in modo tale da contenere i costi senza ridurre la qualità.
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